agosto 1962: tre cordate italiane all'Eiger
Dopo la tragedia occorsa nel 1957 agli italiani Stefano Longhi e Claudio Corti il 1962 vide la prima salita italiana ad opera di Armando Aste, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Andrea Mellano, Romano Perego e Franco Solina della Nord dell'Eiger. Gli alpinisti facevano parte di due cordate distinte che si incontrarono ad un certo punto in parete e salirono di comune accordo. Non tutti sanno che pochi giorni prima, esattamente il 6 agosto c'era stato un altro tentativo...

... Quello di Giorgio Redaelli e Roberto Sorgato (sopra in un articolo di quei giorni apparso sulla rivista Blick) che stavano collaborando con Luis Trenker alla realizzazione di un film girato proprio sull'Eiger. Ma come succede spesso il tempo peggiora e i due sono costretti ad un rientro rocambolesco (sono i primi a tornare vivi da un punto così alto sulla parete, punto indicato dal tracciato sotto).

In discesa, nel recuperare una doppia, a Sorgato precipita la corda. Redaelli è già al sicuro nei pressi del Primo Nevaio e sa che il compagno non potrà resistere a lungo appeso in parete in quelle condizioni. Come in una favola a lieto fine Sorgato vede all'improvviso spuntare dalla neve sulla cengia una corda abbandonata dall'inglese Brian Nally. È la sua ancora di salvezza...
Di seguito istantanee di quei giorni delle tre cordate custodite in MOdiSCA.
MOdiSCA sta curando un'intervista a Giorgio Redaelli che verrà pronta nella
primavera del 2010.

Sopra: il "campo base" all'Eiger di Redaelli e Sorgato. Sotto: scrutando la parete dalla Kleine Scheiddeg.


Sopra: la cordata di Perego sul "Ragno bianco". Sotto: I membri delle due cordate all'arrivo in vetta. Si vedono (da sinistra: Romano Perego, Andrea Mellano, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Franco Solina.


Sopra: Sorgato e Redaelli con un attore della troupe di Trenker.
Sotto: il rientro in treno (con soldi insufficienti anche per il biglietto
ferroviario...).

Riportiamo anche il racconto su questo episodio di Toni Hiebeler, tratto dal famoso libro "Eiger, parete nord. La morte arrampica accanto" (Tamari, Bologna 1966).
Hiebeler, l'anno successivo al 1962 sarà compagno di avventura in Civetta di Sorgato e Redaelli (nella foto sotto, da sin., Hiebeler, Piussi, Sorgato e Redaelli dopo la Solleder in invernale del 1963).
“Ed ecco il 31 Luglio arrivare alla Scheidegg altri due candidati: due italiani, lo studente Roberto Sorgato, bellunese venticinquenne e Giorgio Redaelli, sposato, padre di due bambini, abitante a Mandello Lario. I due erano già venuti alla metà di luglio, ma le condizioni del tempo non avevano permesso loro di attaccare. Tutti e due sono da annoverare fra i migliori alpinisti italiani ed appartengono al Club Alpino Accademico Italiano. Per fare parte del C.A.A.I. non occorre avere una laurea, ma bensì essere degli alpinisti eccezionalmente dotati. Sorgato ha finora arrampicato esclusivamente sulle Dolomiti, ma vi ha compiuto imprese grandiose; Redaelli ha fatto, sei anni prima , la seconda salita dello spettacolare pilastro Sud Est del Petit Dru. Lo conoscevo fin da allora. Avevo invece incontrato Sorgato a Belluno, poco prima della sua partenza per Grindelwald. Avevamo fatto assieme grandi progetti, ma prima Roberto voleva assolutamente scalare l’Eiger. È un uomo robusto, tranquillo, modesto, intelligente, pronto a dare tutto sè stesso per il compagno. È una gioia arrampicare con lui.
- Attaccate di buon’ora - gli avevo consigliato, - ma andate soltanto fino al margine superiore del secondo nevaio. Così potrete evitare le cadute sassi del terzo nevaio e forse riuscirete a raggiungere la vetta nella seconda giornata. Se il tempo invece dovesse cambiare, calatevi subito lungo il secondo nevaio! - Roberto aveva capito l’utilità del mio consiglio e mi aveva promesso di seguirlo alla lettera.
Nel pomeriggio del 31 luglio, incontra Fria Von Allmen davanti all’hotel Bellevue. Parlano in inglese. Ma poco dopo Hilti viene chiamato sulla terrazza dove è sempre in funzione il grande cannocchiale. Dieci minuti dopo era di ritorno.
- Sai che c’è uno tutto solo in parete?- dice Hilti.
- Tedesco?- chiede Sorgato.
- No, svizzero.
- Chi è?
- Uno molto bravo, che l’ha già scalato una volta. Rapidamente, Sorgato viene edotto della prima parte della storia che riguarda Derungs. Poi i due italiano incontrano Trenker.
- Toh, eccovi di nuovo qui. Come va la vita?
- Non c’è malaccio; ma andrebbe meglio se potessimo esserle d’aiuto nel film finchè il tempo non migliora.
Trenker acconsente.
Il giorno dopo i due accompagnano gli operatori Gorter e Hoecht sulla spalla della cresta Nord Ovest per filmare Derungs. Sorgato e Redaelli lavorano con i cineasti fino al 5 di Agosto. Gli austriaci passano bene “riferendosi a Helmuth Drachsler e Walter Gstrein arrivati in vetta l’altro ieri dopo quattro giorni avventurosi per un paio di temporali”. Ora è il loro turno. Dopo Sandri e Menti, periti nel 1938, appena nel 1957 gli italiani erano tornati sull’Eigerwand con Corti e Longhi, la cui storia è ben nota.
Sorgato e Redaelli sono magnificamente equipaggiati, hanno già dimestichezza con la parete ed inoltre sono alpinisti di primissimo ordine.
Lasciano la Scheidegg alle tre del sei agosto. Non si affrettano perché, la loro meta, per quel giorno, è il margine superiore del secondo nevaio. Alle sei e mezzo attaccano, alla destra del Primo Pilastro. Sulla Fessura Difficile trovano una corda nuova che era stata fissata dalla troupe del cinema. Lungo la Traversata Hinterstoisser vi è pure una corda ed un cordino. Nel pomeriggio, i due italiani salgono tranquillamente lungo il secondo nevaio. E nuovamente gli osservatori si trovano al loro posto di combattimento, appiccicati al grande canocchiale che non ha un attimo di riposo. Di nuovo si incrociano chiacchiere e commenti. I giornalisti tendono l’orecchio e l’indomani riportano tutte queste dicerie come verità sacrosante.
- Martedì sera erano pervenuti solo alla metà del secondo nevaio. Avevano perso molto tempo lungo il Budello di ghiaccio. Nello stesso tempo, con condizioni ben peggiori, le due svizzere Loulou Boulaz e Yvette Attinger, avevano raggiunto la rampa. Sorgato e Redaelli saranno invece obbligati ad allestire il loro primo bivacco poco oltre il secondo nevaio…..
Invece, già la prima sera, i due italiani possono apprezzare il loro piano: infatti piove a catinelle.
- Un gran casino!- commenta Giorgio, animo sensibile. Egli è solito usare quest’espressione lapidaria ogni volta che le cose non procedono come dovrebbero. Questa frase ritorna assai spesso, quella notte, sulla parete dell’Eiger.
Pioggia, slavine, e ancora pioggia. A mezzanotte i due sono completamente fradici. Alle quattro incomincia a nevicare. Non mancava che questo! Un’ora dopo, ecco prodursi i primi smottamenti di neve.
Non vi sono più dubbi: bisogna subito ritirarsi. Una vera fortuna non essere saliti oltre! Si calano a corda verticalmente lungo il secondo nevaio. Nevica senza interruzioni. Le slavine si fanno sempre più frequenti e pericolose. Bisogna quindi curare molto l’assicurazione. Arrivano sopra il gradone roccioso del Budello di ghiaccio. Piantano subito un chiodo, ma Roberto non è molto soddisfatto. Per questo fa scorrere la corda su cui si cala Redaelli sopra la sua spalla. Giorgio arriva felicemente alla base del salto di roccia e subito pianta un chiodo. Roberto, in alto, ne piazza un altro. Ora può scendere anche lui a corda doppia senza preoccupazioni. Infila un cordino di perlon nell’anello dei due chiodi, e attraverso il cordino passa la corda, lunga ottanta metri. Poi gli passa per la testa di controllare meglio il nodo del cordino, intriso d’acqua. Prende nelle due mani l’anello, tira ai due lati del nodo. Ed improvvisamente quel nodo, cui avrebbe dovuto affidare la sua vita, si scioglie, si apre e…..
- Madonna!...- grida Roberto.
- Cosa succede? - chiede Giorgio, un po’ nervosamente.
- S’è sfilata la corda!...
- Un gran casino!... Dov’è?...La nostra corda!...
Mio Dio, che facciamo adesso?
Non posso mica venire su di nuovo!...Farfuglia Redaelli, rivolto all’altro.
Roberto non può pronunciare una sola parola. Sa cosa significa trovarsi su quella terribile parete, con quel tempo, senza corda. Per Giorgio il problema è ben minore: sarà sufficiente che riesca a ridiscendere il primo nevaio, perché lungo la Traversata Hinterstoisser e la Fessura difficile ci sono delle corde fisse. Ma per Roberto la situazione è senza scampo. Egli non può assolutamente, in quelle condizioni, calarsi in arrampicata libera. Il piede scivola continuamente, inoltre gli smottamenti di neve lo trascinerebbero fatalmente nell’abisso. Roberto se ne rende perfettamente conto.
- Cosa fai adesso? - Chiede ancora Redaelli.
- Silenzio mortale.
Solo il rumore del temporale e delle slavine, lungo la parete. Roberto si volta con la faccia contro il pendio. Sta lì, con le mani aggrappate al chiodo per non venire strappato dalle piccole slavine. Aspetta. Mai ancora si era trovato in una situazione così disperata. E mai aveva avuto pensieri così tristi. Una volta sola, forse nella parte alta della Solleder al Civetta. Anche allora c’era stata una terribile tempesta di neve, e il suo compagno non aveva resistito ed era morto per gli stenti sofferti. Il freddo aveva intorpidito la mente a Roberto… Conosceva bene quella sensazione così pericolosa, che s’infiltra insensibilmente, e procede velocemente…
Di nuovo si sente chiamare da Giorgio. Ah già, Giorgio…È ancora lì sotto… Ma è come se si trovasse in un altro mondo… Roberto si volta un poco a destra, e vede sporgere qualcosa dalla neve. Vede l’oggetto, ma la sua mente non è capace di ragionare… Si protende, l’afferra, ha la sensazione di tenere in mano una fune. Tira, tira e ben presto si trova a tenere una vera corda d’arrampicata. Ma solo le sue mani concretizzano il fatto. Non si domanda come e perchè ci sia lì, in mezzo alla bufera, una corda. Agisce meccanicamente, come se avesse sempre saputo di trovare lì una corda.
- Dio mio! Aspetto ancora un’ora, poi cerco di scendere da solo per cercare aiuti…- Il richiamo agisce come una benefica scossa elettrica su Roberto.
- Aspetta ancora un momento! - risponde. E poco dopo, ecco Roberto accanto al sorpresissimo Giorgio che ora non capisce più niente. Appena ora che Giorgio lo assalta con le sue domande, la mente di Roberto incomincia a reagire: quella corda, di fabbricazione inglese, deve essere stata abbandonata lì da Brian Nally. Una gran fortuna!...
Dopo queste emozioni, la Traversata Hinterstoisser e la Fessura difficile non costituiscono problemi. Alla finestra della galleria, trovano Walter Almberger ed i suoi compagni. Sono proprio salvi. Per quest’anno, Roberto e Giorgio ne hanno abbastanza dell’Eiger !!”.

