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Quando l'alpinismo è scuola di vita...

Umberto Galimberti, famoso filosofo ed editorialista è molto attento ai fenomeni giovanili e alla questione della progettualità sul futuro. In questo periodo di profonda crisi delle istituzioni lancia un appello che può aiutarci a capire alcune strategie vincenti dell'alpinismo di oggi.

I giovani di oggi, dice Galimberti (i concetti in un'intervista facilmente raggiungibile:
http://www.youtube.com/watch?v=UQcvpevBVfI ),
vivono una sorta di anafalbetismo emotivo: conoscono le passioni, conoscono le pulsioni, le esercitano ma non conoscono i sentimenti... L'alpinismo in questo senso ha invece una struttura "mitica", cioé riesce a convogliare emozioni e sentimenti in un gioco di strategia in cui l'altro è parte di te.
Ci sono riti di iniziazione: il corso roccia, la prima volta da "primo", l'interiorizzazione dell'avventura, la condivisione delle fatiche, dei pericoli che riescono a strutturare la personalità... Forse è proprio da qui che bisognerebbe partire per interrogarci quale futuro ci possa essere nell'andar per monti e nel ruolo delle sue istituzioni più significative (in primis il Cai). Per quel che mi riguarda uno come don Agostino Butturini, in vent'anni, ha segnato la traccia a più uomini di quanto possano vantare di fare istituzioni deputate alla formazione. Questa storia è chiaramente percepibile nei bollettini di "Primo più" (digitalizzati tutti da MOdiSCA  e in archivio). L'alpinismo come parodia dell'esistenza, che nell'età giusta, ti dà uno strumento potentissimo per affrontare i problemi della vita: facendo cordata.

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Foto sopra: nei pressi del Nibbio nel mese di aprile del 1954. Da sin. si riconoscono: "Piff e Paff", Tino Albani, Andrea Oggioni e Carrara (Archivio Tino Albani).

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Foto sopra: Lorenzo Mazzoleni (al centro), Dario Spreafico, Mario e Tore Panzeri al Makalu nella spedizione di Casimiro del 1991 (archivio Dario Spreafico).

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Foto sopra: Danilo Valsecchi e Annibale Borghetti al San Lorenzo nella spedizione di Casimiro del 1987 (archivio Danilo Valsecchi).

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Foto sopra: Ignazio Piussi e Giorgio Redaelli alla Solleder in invernale nel 1963
(archivo Giorgio Redaelli).

creato da Paolo Tentori — 24/12/2009 15:09

 

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